Laura Facchinelli - Arte

Tua madre?

Sì, era una pittrice sensibile, appassionata, molto estrosa. Pochi l’hanno saputo, perché dipingeva solo per sé e per noi, senza lasciarsi tentare dall’ambizione di una mostra. Ebbene mamma rappresentava soprattutto montagne. Non le riprendeva dal vero: semplicemente le contemplava con avidità e poi, a distanza di tempo, prendeva una tela e vi stendeva spatolate di colore creando costoni rocciosi e dissolvenze magnifiche. Si può dire che dipingeva le montagne che aveva dentro.

 

Il significato del dipingere l’hai dunque respirato dentro casa.

Sì, e anche l’identificazione del paesaggio ideale con le montagne. Nel “Periodo del Realismo contemplativo”, iniziato nei primi anni ’90, mi sentivo appagata quando riuscivo a riprodurre il profilo preciso di una roccia, le sue asperità, il colore mutevole nelle diverse condizioni di luce. I dipinti nascevano dall’osservazione della realtà, dalla quale prendevo però le distanze: facevo quindi uno schizzo dal vero, alcune foto e poi lavoravo in studio. Cercavo di cogliere e rendere visibile l’armonia del paesaggio e degli stati d’animo, inseguendo un ideale di perfezione.

 

Perché “Realismo contemplativo”?

Sono sempre stata convinta che le esperienze più ricche possiamo trovarle ogni giorno nella vita reale: tutto quello che desideriamo è potenzialmente dentro di noi con la capacità di “possedere” (psicologicamente, spiritualmente) il mondo che ci sta attorno. Quanto alla contemplazione, immaginiamo che una persona si trovi per un periodo, da sola, lontana dalla sua casa. Cosa fa?  Cammina, legge, pensa, osserva con attenzione, impara a distinguere, approfondisce la conoscenza. Difficilmente riuscirà a comunicare ad altri le sue sensazioni, allora le annoterà in un diario, che potrà essere la pittura stessa. La pittura è una specie di diario.

 

Ma perché la roccia?

Il nostro intuito, prima ancora degli scrittori e dei filosofi, ci dice che la montagna è tensione verso l’alto, anelito all’Assoluto. Contemplare la roccia, che mi appare come l’essenza della montagna, per me vuol dire cercare in me stessa le risorse per acquisire forza interiore e slancio vitale. È il tentativo di comprendere l’anima delle cose, molto prossimo alla ricerca della felicità.

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ESPERIENZE 1970-2000

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